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Centrali nucleari la soluzione per combattere il climate change.

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Possibilità futura?

Quando si parla di cambiamento climatico, uno dei temi più difficili da affrontare è quello del rapporto tra la crescente domanda di energia a livello globale e le conseguenti emissioni di gas serra nell’atmosfera che questa comporta. Si tratta di una questione complessa, esacerbata dal fatto che il carbone è ancora oggi la fonte di energia più diffusa e che il fabbisogno energetico dei Paesi in via di sviluppo cresce mediamente del 5% ogni anno. Finora la discussione pubblica si è concentrata principalmente sulle soluzioni offerte dalle energie rinnovabili, ma negli ultimi tempi, a sorpresa, si è tornato a discutere anche di un ipotetico ruolo futuro dell’energia nucleare nell’abbattimento delle emissioni.

La Francia, il Regno Unito, la Slovacchia e l’Ungheria hanno ancora in programma la costruzione di nuovi reattori. E anche nella comunità scientifica, l’opinione un tempo scettica su questa tecnologia è stata sostituita negli ultimi anni da un vero e proprio attivismo pro-nucleare. In parte, gli esperti sono preoccupati per il troppo affidamento fatto finora sulle energie rinnovabili, che malgrado la loro popolarità si sono rivelate insufficienti da sole a soddisfare il nostro crescente fabbisogno energetico. In alcuni casi, paradossalmente, hanno addirittura esacerbato il problema delle emissioni.

Attualmente, le rinnovabili – intese come eolico, solare, idroelettrico, biomasse e geotermico – forniscono circa il 17% delle necessità energetiche dell’Ue, mentre il nucleare, da solo, si aggira intorno al 30%. Questo perché, a differenza dell’energia atomica, queste tecnologie restano legate a fenomeni naturali non controllabili, come il sole, il vento e la disponibilità d’acqua – tutte caratteristiche stagionali.

Secondo il Global Carbon Project, le emissioni di CO2 nel 2018 sono salite del 2,7%, il peggior aumento registrato negli ultimi sette anni. Nonostante l’uso di energie rinnovabili sia cresciuto a livello globale, il carbone è ancora utilizzato per il 38% – la stessa percentuale del 1998 – della domanda energetica del pianeta e resta il maggiore responsabile di questi numeri. Chiudere altre centrali nucleari farebbe solo aumentare queste stime.

Ad esempio, è stato calcolato che se gli Stati Uniti decidessero improvvisamente di chiudere tutti gli impianti nucleari sul suolo nazionale, le emissioni aumenterebbero nell’immediato del 6%, dato che le centrali sarebbero sostituite necessariamente da quelle alimentate a gas naturale.

L’energia elettrica viene ancora prodotta nello stesso modo – tramite il calore generato dalla fissione di isotopi di uranio-235 e plutonio-239 – ma i nuovi impianti in via di sperimentazione sono più piccoli e semplici da costruire rispetto a quelli grandi e costosi del passato e molto sicuri.

Finora,tutti i progetti sono naufragati per la mancanza di ordini, in parte dovuti al fatto che l’opinione pubblica considera questa tecnologia pericolosa per la salute.

Tuttavia, come spesso accade, percezione e dati statistici non sono necessariamente concordi. In uno studio sul rapporto tra fonti di energia elettrica e salute, pubblicato su Lancet nel 2007, il nucleare è risultato la tecnologia con minore impatto sia in termini di emissioni che di conseguenze sulla salute. Fonti di energia molto più diffuse come il carbone, il gas naturale e il petrolio, rilasciano continuamente nell’atmosfera inquinanti dannosi, come monossido di azoto, piombo, idrocarburi a catena lunga, polveri sottili e ozono.

Purtroppo, il tempo a disposizione per prendere queste decisioni continua a diminuire.

È per questa ragione che al momento si tratta di una soluzione al cambiamento climatico considerata percorribile da alcuni climatologi. L’Ipcc, l’organo delle Nazioni Unite che si occupa di monitorare il clima, nel suo ultimo rapporto a ottobre ha esplicitamente affermato che per evitare l’aumento della temperatura di 1,5° C nei prossimi anni, sarà necessario aumentare l’uso del nucleare e dei sistemi di cattura della CO2, ma avverte anche che il problema implicito legato alla sicurezza, al management delle scorie e alla proliferazione delle armi nucleari è ancora presente. Si tratta in pratica di decidere a cosa vogliamo dare priorità.

Forse dopo tutti questi anni di diffidenza è arrivato davvero il momento di fare pace con l’energia atomica.

Per approfondire ho trovato utile dare uno sguardo su netflix dietro le quinte nella mente di uno degli imprenditori e filantropi più influenti della storia.

Bill ha avviato TerraPower per creare un futuro di energia pulita e sostenibile. Vede l’energia nucleare, e in particolare il nucleare avanzato, come una parte fondamentale della soluzione. In TerraPower, siamo pronti a costruire l’energia pulita di domani – oggi .

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